La Praga di Kafka, itinerario tra immaginario e realtà

Tomba Franz Kafka

© Luis Villa del Campo

Praga non mi libera. Non scioglie i legami fra noi due. Questa matrigna ha gli artigli. Allora bisogna sottomettersi, oppure dovremmo incendiare due punti, il Vysegrad e il Castello, allora sarebbe possibile liberarsi.

 Franz Kafka, lettera del 20 dicembre 1902 a Oskar Pollak

Kafka vedeva e viveva il lato oscuro di una città che oggi viene visitata perlopiù per il suo volto magico e la sua architettura vivace, ma il senso di smarrimento e angoscia che la capitale destava in lui è percepibile tra le righe dei suoi racconti allegorici. I controversi rapporti con la famiglia, con le proprie origini e lingua, persino con il proprio corpo, crearono in lui un desiderio di fuga da quegli artigli troppo saldi. Praga difatti non appartiene a Kafka, è degli slavi che la reclamano e della burocrazia degli Asburgo. Davanti alla sua tomba, nel Nuovo Cimitero ebraico (Izraelská 1 Vinohrady, reparto 21, fila 14, posto 33; Želivského – Metro linea A) le parole dei suoi scritti si rincorrono e aleggiano nell’aria, invitando chi ama l’opera di questo tormentato autore, a ripercorrerne le orme.

Una tappa di questo possibile itinerario si trova in una delle più leggendarie e suggestive strade di Praga, vicino alla Cattedrale di San Vito: il Vicolo d’Oro (Malostranskà – Metro  linea A). Sotto le mura del castello di Praga si snoda questa caratteristica viuzza, costeggiata da casette appartenenti ad una fortificazione gotica. Abitazione di fucilieri, artigiani e orafi legati al castello a partire dal XVI secolo, divenne poi luogo malfamato nel XIX. Tra il 1916 ed il 1917, nella casetta celeste al n. 22 Franz Kafka lavorò – non vi abitò come qualcuno sostiene – ospitato dalla sorella, scrivendo diversi racconti nella calma che solo la notte riesce a regalare. Dopo aver varcato la soglia è faticoso immaginare lo scrittore in queste due modeste stanze, trasformate tristemente in un contenitore di souvenir. Forse, con un po’ di impegno, si potevano impiegare in altro modo. Proseguiamo nel quartiere di Malà Strana, costeggiando il palazzo Schönborn al n. 15 della Trziste, dove risiede l’Ambasciata statunitense, e rivolgendo lo sguardo alle tre finestre del secondo piano a sinistra. Qui visse per qualche mese nel 1917 e qui ebbe il primo vero segno della malattia che lo uccise sette anni più tardi.

Vicolo d'oro_Praga

© psanxiao

Eppure non fu qui il suo unico tormento: passando la Moldava sul ponte Carlo (quante volte lo scrittore lasciò qui le sue impronte sulla neve?) arriviamo nel quartiere della città vecchia, Staré Mesto, in via Ovocný: qui al Karolinum nel 1906, dopo cinque anni di studi senza passione, lo scrittore diventò dottore in giurisprudenza. Kafka scriveva solo nel tempo libero, anche quando iniziò a esercitare, dato che il padre gli impediva di dedicarsi alle Lettere. Probabilmente anche tra le mura del Karolinum si insinuò sempre più la credenza per cui il destino dell’uomo è sempre e comunque nelle mani di misteriose e ingannevoli forze. Con queste riflessioni proseguiamo nella splendida piazza Staroměstské náměstí dove un edificio di impronta rinascimentale borghese, con la facciata riccamente decorata da graffiti, è proprio quella casa Al minuto in cui la famiglia Kafka visse tra il 1889 ed il 1896. Sempre attigui alla piazza altri due edifici ospitarono la famiglia: casa Oppelt, edificio rococò, dove Franz scrisse alcuni capitoli del “Castello” e vari racconti tra cui “Josephine la cantante”, e palazzo Kinsky, dove Kafka da ragazzo frequentò il ginnasio e dove in seguito i genitori aprirono il negozio di famiglia, oggi galleria di mostre d’arte e Kafka Bookshop. Imboccando la Dlouhnà, al n. 16 è la casa Al luccio d’oro dove abitò dal 1915 al 1917, mentre, a due passi dalla casa Oppelt, della casa nativa, la Maislova al n. 27, esiste solo il portale. Sulla parete esterna si nota un viso scuro e scheletrico realizzato in ferro battuto: è la targa che testimonia il luogo e la data di nascita di Franz Kafka. Evitando il negozio di souvenir all’interno, passeggiamo nei dintorni e incontriamo altre abitazioni dello scrittore, come la casa tardo gotica Ai tre re e la Sixthaus: certo è necessario far viaggiare l’immaginazione per far rivivere i luoghi citati. Altre dimore dove visse lo scrittore sono ancora in piedi nella città vecchia, ma non resta testimoniato il passaggio dell’artista.

Grand Hotel Europa

© Marc Bres

Allo stesso modo solo l’appassionato potrà vedere con occhi diversi in Václavské náměstí  al n.19 il Palazzo delle Assicurazioni Generali di Trieste, dove Kafka lavorò per circa nove mesi. Ora delimitata dal Museo Nazionale e costeggiata da incantevoli edifici di inizio secolo, questa piazza è il baricentro della Praga commerciale e turistica. Nella vita dello scrittore questo edificio neobarocco pieno di anfore e figure allegoriche si rivelò terribile, con orari di lavoro pressoché inaccettabili per lui, tanto da cercare un altro impiego, che troverà all’Istituto di Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (n. 7 di Na Porici), dove lavorò per quattordici anni fino al pensionamento.

Spesso passeggiava nelle suggestive strade del quartiere ebraico, dopo la distruzione del vecchio ghetto, portando in giro la propria inquietudine, ma è bello pensarlo anche supportato dal suo ingegno e da un’intensa magia poetica. Ancora a Václavské náměstí troviamo un edificio dove Kafka lasciò un po’ di sé: è il Grand Hotel Europa (allora hotel Arciduca Stefano) dove lo scrittore nel dicembre del 1912, nella sala degli specchi del mezzanino, lesse il racconto “La condanna”. E chissà cosa vide e quali pensieri presero forma nei circoli intellettuali che frequentò, come il Caffè Arco (angolo tra Hybernska e Dlazdena) o il caratteristico Caffè Louvre (20 di Narodni Trida).
Certo sappiamo, per i suoi contemporanei, quale peso ebbe la sua presenza. Quando si sedeva al fondo della sala per partecipare ad una pubblica manifestazione, l’atmosfera cambiava all’istante:

come se un inserviente di sala, non visto, avesse sussurrato al conferenziere: “Faccia attenzione, d’ ora in avanti, a quello che dirà. E’ appena arrivato Kafka.

                                                                   Johannes Urzidil, Di qui passa Kafka – Adelphi

Rileggendo i suoi personaggi tra le vie della capitale, lo stacco dallo sfondo è ancor più palpabile, le figure prendono forma, ed in prossimità della Kreuzherrenplatz si ha quasi necessità di fissare il monumento di Carlo IV per restare in equilibrio.

 

Altri luoghi da visitare: il Museo di Franz Kafka , in Cihelná 2b nell’area di Hergetova Cíhelná  e la bella statua in bronzo, in via Dusni, ispirata alla Descrizione di una battaglia e dedicata allo scrittore dalla città.

Dove dormire: per rimanere in tema Hostel Franz Kafka , Kaprova 1413, oppure al Museum Inn.