Lussemburgo in bicicletta

Lussemburgo

© Benh LIEU SONG

Il Granducato del Lussemburgo è un minuscolo Stato nel cuore dell’Europa che i più superficiali potrebbero guardare come un reperto storico nella geografia politica del nostro Continente. Eppure i più grandi sogni cosmopoliti nascono e si realizzano proprio a partire da qui: il Granducato è tra gli Stati fondatori della Nato, del Benelux, delle Nazioni Unite e naturalmente della Comunità Europea – una piccola nazione capace come poche altre di guardare oltre i propri ristretti confini.

Il Granducato di Lussemburgo è, diciamoci la verità, principalmente Lussemburgo, cioè la sua capitale: l’intero Stato copre una superficie di 2.586 km², per una popolazione di meno di 500mila abitanti. Basse colline che a Nord, verso il Belgio, si trasformano in timidi rilievi non più alti di 560 metri a Troisvierges; larghe valli, segnate da fiumi come il Sauer, l’Alzette, l’Our,  che degradano gentilmente verso la pianura a Sud-Est dove il fiume Mosella segna il confine con Francia e Germania – facile capire come la geografia favorisca gli appassionati della bicicletta, tanto che le due ruote sono il mezzo più diffuso. E quello più incentivato: esiste una rete cicloturistica nazionale di 460 km (che dovrebbe estendersi, secondo i piani esistenti, a 900 km) per un totale di 23 piste ciclabili; sui treni potete portare il vostro velocipede senza pagare (incredibile, vero?); e nella Capitale è operativo dal 2008 il sistema Vel’oh! di biciclette pubbliche. Proprio sfruttando le centraline Vel’oh dislocate nei punti strategici della Capitale, potete organizzarvi un bel giro turistico salutare e ecocompatibile – nonché economico, perché se il tragitto dura meno di 30 minuti è gratis, mentre l’abbonamento per 7 giorni costa 1€!

granducato di Lussemburgo

© Wolfgang Staudt

I sobborghi attorno al Centro Storico, ovvero Grund, Clausen e Pfaffenthal,  sono posti ottimi per girovagare a due ruote, ma se il tempo è limitato e volete concentrarvi su un itinerario base e una manciata di tappe assolutamente imperdibili, fate così: cominciate da dove è cominciato tutto, dalle Casematte dei Bockfiels – le fortificazioni scavate nella rupe a strapiombo sull’Alzette, patrimonio UNESCO dal 1994. La rete di camminamenti sotterranei che ogni tanto si aprono sulla valle sottostante è una meta classica di ogni turista in città, ma in effetti, nonostante possiate rischiare di trovare un certo affollamento, è un posto pittoresco, con scorci ameni per sfogare eventualità velleità fotografiche: capirete perché la chiamano “Campi di Roccia”. L’entrata è in Rue Sigefroid, i punti Vel’oh più vicini sono il 14 e il 15. Non dimenticate di passare per l’ardito Pont du château e di fotografare il romantico rudere della torre nota col nome ben poco romantico di  “Dente Cariato“.

Quasi scontato proseguire per la Cattedrale, la Notre-Dame di Lussemburgo – meno nota forse dell’omonima parigina, meno visionaria, è stata rimaneggiata parecchio nel corso degli anni e ora sull’impianto di stile gotico si sovrappongono interventi rinascimentali e neogotici. L’entrata Ovest su Boulevard Roosevelt è frutto dell’intervento di Auguste Trémont del 1935. In Bolevard Roosevelt c’è anche il punto Vel’oh n°13. Se oltre all’architettura avete interessi più spirituali, l”immagine della Madonna custodita all’interno della chiesa è miracolosa: dal 1627 i muti riprendono la parola, gli storpi tornano a camminare – per questo è nota come Maria Consolatrice degli Afflitti.

Di edificio istituzionale in edificio istituzionale, passiamo ora al potere politico e sotto il Palazzo del Gran Duca per il dovuto omaggio al padrone di casa, il signor Enrico. Il palazzo risale al 1572, quando era usato come Municipio: la famiglia del Granduca risiede lì solo dal 1890.

Lussemburgo di notte

© nmatiny

Per una pausa, tappa a Place d’Armes, antica piazza d’armi e di parate militari, oggi ameno punto di ritrovo all’interno dell’area pedonale del centro storico. Qui c’è il Cercle, il Palazzo municipale del 1909, dove ebbe una delle prime sedi la Corte Europea di Giustizia; il monumento ai due poeti nazionali Dicks e Lentz, ma soprattutto ci sono bar e ristoranti con tavolini all’aperto, all’ombra di fronde secolari di tiglio da cui faticherete ad alzarvi per rimettervi in sella. Se volete gustare piatti tipici, come il collo di porco affumicato (il cui sapore è molto migliore del nome), poco più in là, al 6 di côte d’Eich, trovate il ristorante Um Dierfgen – se vi piacciono i piatti alla tedesca…

Raggiungete il Ponte Adolfo, sul Pétruss: è lì vicino, a Sud, collega Boulevard Royal ad Avenue de la Liberté. Lo fotografano tutti, tanto che è considerato il simbolo ufficioso di Lussemburgo. Le forme progettate dagli architetti Paul Séjourné e  Paul Rodange sono state usate come modello per il ponte Walnut Lane Bridge di Philadelphia, negli Stati Uniti. Lo chiamano “Il Ponte Nuovo” perché ce n’è anche uno “Vecchio” del 1859: lo trovate poco più avanti, è noto anche come “La Passerelle” e unisce il Boulevard Roosevelt con la Stazione.

Ora un po’ di cultura moderna: andiamo, pedalando e pedalando, a NordEst, sulla collina di là dal fiume, prendendo Avenue Kennedy, a Fort Thüngen, antico bastione della cittadella oggi sede del Mudam, Museo d’Arte Moderna del Granduca, vero luogo di pellegrinaggio per gli appassionati d’arte contemporanea. Se ne sentite parlare come Le Tre Ghiande, non pensate a un locale alla moda, ma proprio alle querce: su ognuna delle tre torri del fortilizio del 1732, come decorazione, in cima al tetto conico, spicca una ghianda di pietra – curiosità che ha dato il nome a tutto il meraviglioso parco che circonda l’edificio ampliato e integrato dall’ala moderna del Museo senza stravolgere l’impianto originario. Quand’anche non vi interessasse l’arte (ma badate che qui passano i nomi più importanti della creatività odierna e i più quotati hanno ben tre piani di collezioni permanenti), la bellezza dell’ambiente naturale giustifica la pedalata. Ad attendervi troverete la piazzola Vel’oh n°19.

Lussemburgo

© nmatiny

Appagati nello spirito, potete tornare verso il centro storico: alla porta di Grund, imponente bastione del 1632, da cui si dipana le Chemin de la Corniche, “il più bel balcone d’Europa” – che però non è un balcone, ma una incredibile passeggiata sui camminamenti che circondano il cuore di Lussemburgo città.  Sotto di voi l’antico quartiere di Grund, dove si fa notare la guglia della Chiesa di Saint-Jean, lo scorrere placido dell’Alzette e soprattutto un panorama fantastico. Lasciate pure la bicicletta, magari alla postazione Vel’oh n°38: nel “quartiere basso” ci sono tanti locali deliziosi dove finire la giornata, per riposarvi e ripensare a quello che avete visto. Così sicuramente capirete perché il motto dei Lussemburghesi, orgogliosamente esibito sul blasone ufficiale, sia “Mir wëlle bleiwe wat mir sin” – “vogliamo rimanere ciò che siamo”…