Varsavia, il cuore della Polonia e di Chopin

Varsavia

© Olaf1541

Varsavia è il cuore della Polonia, la Capitale da sempre, città amata e difesa strenuamente, dove i Polacchi hanno ritrovato il senso ultimo della propria storia e da dove sono partiti per difendere la propria dignità. Nella storia millenaria della nazione polacca, svantaggiata spesso dal fatto di avere come confinanti potenze straniere dalla politica aggressiva come la Russia e la Germania, che più volte nel corso dei secoli l’hanno invasa, umiliata e spartita a loro capriccio, si incontra sempre la notizia di una rivolta, di una reazione ai soprusi, della consapevolezza della propria dignità di popolo libero che si fa azione coraggiosa. L’esempio più eroico di questo indomito spirito dei Polacchi, che da almeno 500 anni chiamano se stessi “Nazione della Gente Libera”, è la Rivolta del Ghetto portata avanti dagli Ebrei umiliati dalla barbarie nazista: destinata alla sconfitta, ma quanto più meritevole di ricordo tra i popoli civili.

L’amore per la Capitale ha portato i suoi cittadini a volerla ricostruire con una cura quasi maniacale dopo le devastazioni naziste, e l’impresa è riuscita con una tale perfezione che oggi il Centro Storico di Varsavia, nel XIX secolo chiamata “Parigi del Nord”,  è Patrimonio UNESCO. D’altronde, per la ricostruzione sono stati usati come modello le vedute della città dei pittori paesaggisti come il nostro Bernardo Bellotto, per cui è facile capire quanto i risultati meritino una visita.

Useremo come Cicerone d’eccezione uno dei personaggi più amati dai Polacchi, Chopin, il grande pianista dell’800, “il Poeta del Pianoforte”, a sua volta grande innamorato della Capitale, tanto da portarne sempre con sé, nelle sue peregrinazioni europee, custodita in un’urna, una manciata di terra.

Frederic ChopinDal 2010, anno del bicentenario della nascita del musicista, a Varsavia è possibile un vero e proprio percorso Chopin modernissimo e multimediale, fatto di postazioni interattive sparse lungo la città, nei luoghi più significativi della giovinezza di Frederic. Le note storiche si fondono alle vedute pittoresche mentre le note del musicista ci accompagnano nella visita alla città. Non è una metafora poetica: dalle postazioni in questione potete scaricare  musica –  di Chopin, beninteso. A questo punto ricordatevi solo di portarvi dietro l’iPod.

A dire il vero per imparare tutto sulla vita di Chopin potrebbe bastare una giornata al Museo Chopin, in via Okolnik 1, nel castello Ostrogski, dove si possono trovare, in un accattivante tripudio multimediale, tutte le informazioni e le ricostruzioni digitali per entrare nelle opere del Grande; ma a noi piace passeggiare all’aria aperta e cercare Chopin per le strade che ha percorso lui: per cui prendiamo bastone e cappello e inoltriamoci nella Città Vecchia.

 

Una giornata con Fryderyk

Frédéric François Chopin, versione francesizzata dell’originario Fryderyk Franciszek Szopen, vi avrà già accolto all’aeroporto internazionale, a lui intitolato, e dovunque avrete cominciato a sentire note di qualche sua polonaise. D’altronde è proprio con una “Polacca” (in Sol minore) che si fece conoscere a Varsavia. A sette anni. Ci era arrivato, già affetto dalla tubercolosi, dalla provincia, dal paese di Żelazowa Wola (è a 54 km. dalla capitale, e nella casa natale del musicista oggi c’è un museo: tenetela presente come meta di una gita supplementare se avete a disposizione un giorno in più), stabilendosi con la famiglia, come insegnante privato, in un appartamento a Palazzo Saski, nell’attuale Piazza Pilsudski. Il padre insegnava francese e fu questo lavoro che gli permise di entrare in contatto con le famiglie più agiate dell’epoca: del palazzo della famiglia Saski rimangono oggi solo alcune arcate, ma il giardino all’inglese in cui possiamo immaginare giocare il piccolo Fryderyk è sopravvissuto ed è ora il giardino pubblico che si affaccia sulla piazza e sulla via Królewska.

L’anno dopo, il  24 luglio 1818 Chopin diede il suo primo concerto.  A otto anni. A Palazzo Radziwill. Non vi sarà difficile trovarlo: oggi è la residenza del Presidente della Repubblica e spicca elegante in via Krakowskie Przedmiescie.

Il talento del ragazzo è innegabile: Józef Elsner lo prende a studiare con sè, allievo tra i più brillanti del Liceo di Varsavia, la cui sede era a Palazzo Kazimierzowski, a questo indirizzo impronunciabile per noi: Krakowskie Przedmiescie 24-28. La famiglia di Chopin si era trasferita intanto in una dependance del palazzo stesso, visto che il padre ora aveva trovato lavoro proprio in quell’Istituto, così che ora possiamo visitare contemporaneamente il luogo dove il giovane Frydryk crebbe sia come uomo che come artista. Troverete molto facilmente anche questo palazzo: oggi è la sede dell’Università. Come colonna sonora qui potete usare il Rondò in Do minore e meditare sulle parole commosse del vecchio maestro sull’allievo: “Frederic Chopin, allievo del terzo anno, talento strabiliante, un genio musicale”.

Dove studiò e visse Chopin

© Marcin Białek

Bruciando le tappe, Chopin arriva alla Scuola Superiore di Musica, il Conservatorio, dove si perfezionerà fino al 1829. Le sue composizioni più importanti del periodo polacco sono state tutte scritte qui. Peccato però che il palazzo oggi non esista più: ci rimane solo una tappa virtuale, evocata magari dalle Variazioni in si bemolle maggiore sul tema di Mozart “Là ci darem la mano”. Però ci rimane  il Teatro Nazionale, in  Plac Teatralny 3, dove Chopin andava a vedere i concerti (grande l’impressione che gli lasciò la tournée di Nicolò Paganini) e soprattutto le opere (che poi studiava e variava). Quello che vediamo oggi in realtà è l’edificio neoclassico completato nel 1833 su ristrutturazione dell’architetto italiano Antonio Corazzi; ma è qui che Chopin palpitava per Mozart e Rossini.

Per dirla tutta, non solo per loro: ci andava anche a guardare innamorato la cantante Konstancja Gładkowska. Pare però che lei non se lo filasse neanche di striscio: come immagine del tipico artista romantico infelice pare calzare a pennello. Fin troppo: teniamoci questa notizia come gossip pseudostorico e mettiamoci all’ascolto di uno dei suoi più famosi concerti di quel periodo, il Concerto in Fa minore, ad esempio. Se era sfortunato in amore, come musicista ormai era il più amato in città. Amore, questo sì, ricambiato: gli altri suoi luoghi del cuore sono tutti qui, nella cerchia della città antica – l’Orto Botanico, dietro Palazzo Kazimierzowski, affacciato sulla Vistola, luogo ameno fatto apposta per ispirare melodie appassionate; il Palazzo Staszica, dove Frederic divorava avidamente i volumi di musicologia; e soprattutto la vitale e colorata Ulica Miodowa, la via dei caffè dove con gli amici si incontrava per passare il tempo infervorandosi di teorie sull’arte (e sicuramente sulle ragazze), e dove aveva il negozio di spartiti, con annessa stamperia, Antoni Brzezina, che fu poi il suo primo editore. Uno dei locali preferiti da Chopin c’è ancora: è il Caffè Brzezinska e lo trovate all’angolo tra via Kozia e via Krakowskie Przedmiescie, col nome di Caffetteria Telimena.

E naturalmente i palazzi in cui si esibì, in serate memorabili per le quali tutti i più importanti mecenati di Varsavia facevano a gara:  il Palazzo Blekitn, dove Chopin si esibiva durante i “venerdì letterari” e dove amava dare concerti di beneficenza – oggi è il palazzo del Comune di Varsavia; la Kosciol Wizytek – Chiesa della Visitazione, in via Krakowskie Przedmiescie, in cui è conservato l’organo dove Chopin soleva suonare durante le feste religiose; e soprattutto, in viale Ujazdowskie, lo splendido Palazzo Belvedere e residenza Lazienki Królewskie,  la sede del Principe Costantino, governatore zarista in Polonia, dove Chopin suonò molte volte: è quasi un luogo di pellegrinaggio per i musicofili –   nel suo parco, oggi pubblico, infatti, sotto la statua dedicata al musicista, davanti al Palazzo dell’Acqua,  da maggio a settembre si svolgono i concerti estivi dedicati esclusivamente al Nostro. Varsavia musica è Chopin: non ci sono alternative. Un po’ come Salisburgo e Mozart. Ma chi ha il coraggio di lamentarsi?

Varsavia, Palazzo sull'Acqua

© Marek & Ewa Wojciechowscy

Proprio qui possiamo segnare la fine dello spensierato periodo polacco di Chopin: proprio quel Principe Costantino che tanto amava la musica era il simbolo per i Polacchi di un odioso dominio straniero, quello dello Zar russo, contro il quale insorsero, per l’ennesima volta, nel 1830. Chopin era a Vienna: aveva cominciato a dare concerti all’estero. Le notizie della rivolta e della conseguente repressione brutale gli ispirarono, pare, il turbinoso Studio op. 10 n. 12, detto “La Caduta di Varsavia”. Furono in molti ad andare in esilio, chi obbligato, chi scelto per non restare in una città che non sarebbe più stata la stessa. Frydryk partì per Parigi, e divenne Frédéric. La sua ultima esibizione pubblica fu al Teatro Nazionale, col Concerto in E Minor op. 11: quella sera c’era anche la bella Konstancja. Lei gli scrive una dedica sull’album dei ricordi, tanto per civettare: “…gli stranieri ti ammireranno e ti ricompenseranno più riccamente, ma non potranno mai amarti più di noi”. E lui, che ormai ha capito che c’è poco da farsi idee romantiche con lei, aggiunge amaramente, di suo pugno: “Potranno, potranno…”

In via Polczynska c’è una targa che ricorda il luogo in cui Chopin, col vecchio professore Elsner e i suoi compagni del Conservatorio, si salutarono in una movimentata festa d’arrivederci che non sapevano sarebbe stata un addio.

La tisi stroncò Chopin a 39 anni, a Parigi. Le sue ultime volontà furono di portare il suo cuore nella Kosciol Sw. Krzyza, la Chiesa di S. Croce. Lo trovate ancora lì, in via Krakowskie Przedmiescie, e i più romantici tra i Polacchi dicono che continui a battere.