A Parigi con Victor Hugo

Victor HugoScopriamo Parigi con una guida d’eccezione: Victor Hugo (1802-1885). E non parliamo solo di Notre-Dame e il suo gobbo: seguire la vita movimentata di quest’intellettuale rivoluzionario, avido di vita e di cause per cui combattere, ci porterà a spasso da un capo all’altro della grande Capitale francese, da una riva all’altra della Senna, tra restaurazioni, rivoluzioni, repubbliche e colpi di stato.

Gli inizi: la Rive Gauche

Il piccolo Victor Hugo a Parigi arriva nel 1813, con sua madre, Sophie: la signora si è appena separata dal marito, con grande scandalo dei benpensanti, e a Parigi l’attende Victor Fanneau de la Horie, Generale dell’Esercito Imperiale con forti passioni per i classici della letteratura latina. Anche grazie al suo appoggio, Hugo può frequentare L’École polytechnique, il Politecnico, che all’epoca aveva sede nel palazzo dove si trova oggi il Ministero dell’Insegnamento Superiore e della Ricerca, negli antichi collegi di Navarra, Tournai e Boncourt, in Rue Descartes, 21. Siamo nello splendido Quartiere Latino, su una collina della Rive Gauche, la cosiddetta “Montagna di Sainte-Genevièvè”, e da qui possiamo immaginarci Hugo guardare il moto perpetuo della città ai suoi piedi e fantasticare sul suo futuro: “Voglio essere o Chateaubriand o niente”, scrive ambiziosamente sul suo diario a quattordici anni.

il liceo di Victor Hugo

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E comincia subito: per assecondare la sua nascente passione letteraria, abbandona gli studi del Politecnico, più orientati verso una formazione militare ingegneristica, e si fa iscrivere al famoso Liceo Louis-Le-Grand, in Rue Saint-Jacques, 123, sempre in zona. Uno dei più rinomati: pensate che esiste dal 1563! A pochi passi, il College de France, la Sorbonne, Saint Severin, Place Maubert: in pochi km quadrati, un quartiere che è leggenda per il fermento culturale che lo anima da sempre. Una meta prediletta della giovinezza di Hugo però è immediatamente al di là della Senna, appena attraversato il Pont de Sully: la Biblioteca dell’Arsenale, in Rue De sully, 1, antico Arsenale di Francesco I, nel XVI secolo, all’epoca di Hugo invece “regno” letterario di Charles Nodier, l’intellettuale che praticamente può considerarsi l’inventore del Romanticismo francese. I giovani fanno a gara per essere ammessi nel suo salotto, chiamato da tutti “Il Cenacolo”, e soprattutto a farsi notare nella sua cerchia di conoscenze: quello sì che è un ottimo biglietto da visita per un adolescente ambizioso di far conoscere le proprie opere.

Victor Hugo si sposò qui

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A vent’anni, nel 1822, Hugo si è già guadagnato una rendita ufficiale di mille franchi da parte del Re Luigi XVIII. Forse anche per questo, rimasto ormai orfano, si sente incoraggiato a “metter su casa” e il 12 ottobre 1822 sposa la sua amica d’infanzia Adele, nella Chiesa di Saint-Sulpice, la seconda chiesa più grande di Parigi dopo Notre Dame, curiosamente orientata sull’asse Ovest-Est (invece che il solito Est-Ovest), dalla famosa meridiana a forma di obelisco. Siamo sempre sulla Rive Gauche, in Place Saint-Sulpice, una delle più piacevoli del quartiere. Un ottimo punto dove fermarci per fare una pausa.

Alla conquista delle Rive Droite

Ci sono stati matrimoni migliori, nella storia: quello di Hugo dura sì e no un paio d’anni. La moglie lo tradisce chissà da quanto con l’amico Sainte-Beuve; lui, che non è certo uno stinco di santo, si consola presto con l’attrice Juliette Drouet, cui resterà sempre più o meno legato, tra una scappatella e l’altra. L’ha conosciuta nella zona dei teatri, sulla Rive Droite, a Nord dei quartieri eleganti, dove costruirà la sua fama di uomo di spettacolo. Spostiamoci dunque nella zona dei grandi Boulevard: la stazione della Metropolitana Strasbourg-Saint Denis può aiutarci a tenere il passo di Victor. Il Teatro de la Porte-Saint-Martin, al 16 del Boulevard Saint Martin, è il luogo dove lo scrittore, ormai drammaturgo riconosciuto, assisteva alle prove del suo drammone Lucrezia Borgia, facendo gli occhi dolci alla bella attrice. Ma Hugo autore di teatro non può non ricordarci l’Hernani, che tutti considerano il primo vero dramma Romantico e che la sera della prima provocò un tale scandalo da scatenare una vera e propria rissa: cominciata a teatro, degenerò per strada. E allora corriamo più a Sud, verso zone più antiche molto più nobili, al Teatro della Comédie-Française, meraviglioso tempio del Teatro francese, in Place Colette. Siamo al 25 febbraio 1830, e i giovani sostenitori della nuova arte se le stanno dando di santa ragione con i tradizionalisti che volevano interrompere la recita di Victor. Teofilo Gautier, che a quella storica prima si presenta con un vistoso gilet rosso, è il testimone divertito della bagarre che provoca lo spettacolo. Le botte continuano sotto le arcate del Palais Royal. Uno dei luoghi rimasti nella leggenda è in particolare il Cafè de Chartres – lo trovate lì vicino, nella Galleria di Beaujolais, al 79.

la battaille de l'Hernani

© bleu celt

Ormai Hugo, trentenne, è famosissimo e considerato già un maestro. Il Procope, il più antico caffè di Parigi (o, dicono, del mondo: è stato fondato nel 1686 da un intraprendente siciliano, Francesco Procopio dei Coltelli), che trovate lì attorno, in Rue de L’Ancienne-Comédie 13, gli riserva quotidianamente un tavolino. Nel 1831 pubblica Notre Dame de Paris: protagonista, la Cattedrale di Parigi e il suo deforme campanaro innamorato. È un enorme successo. La vera svolta di Victor.

Dal Marais all’esilio

Nel 1832, Hugo può permettersi il lusso di comprarsi una casa al secondo piano del numero 6 di Place des Vosges, a pochi passi dalla Biblioteca dell’Arsenale, nella splendida piazza quadrata nel cuore del Marais: lì scriverà le pietre miliari della letteratura francese, tra cui, tanto per citarne una, I Miserabili. Ma anche i tantissimi pamphlet, i discorsi, gli interventi a favore di questa o quella questione sociale, come il suffragio universale, l’abolizione della pena di morte o la lotta contro il lavoro infantile, sono stati tutti scritti lì. Oggi l’edificio ospita la Casa Museo di Victor Hugo: una visita ovviamente è d’obbligo. Anche perché è gratis. Lì vive una quindicina di anni di gloria: nel 1841, è ammesso nella ristretta elite dei 40 intellettuali dell’Accademia di Francia, la cui sede è nell’elegantissimo palazzo dell’Institut de France, già collegio fondato dal Cardinal Mazarino nel 1688 – lo trovate alla fine del Pont des Arts, ancora su la Rive Gauche, lungo il Quai de Conti. Il seggio occupato da Hugo era il numero 14. Tenete presente che i membri dell’Accademia sono chiamati “Gli Immortali”, tanto per farvi un’idea dell’aria sussiegosa che tira là dentro… Ma mentre gli Accademici di Francia si dedicano a fissare con precisione i canoni grammaticali della lingua gallica, fuori, Parigi è sempre in fermento, la politica accende gli animi, il dibattito è intenso, e Victor non si tira indietro. Sono gli anni dei disordini politici che portano alla Seconda Repubblica, nel 1848, cui segue la repressione del colpo di Stato del 1851, di Napoleone III. Hugo coraggiosamente si autodenuncia (pare che avesse combattuto tra le barricate del Quartiere Latino), ma il gendarme che se lo trova davanti lo riconosce e gli dice: “Io arresto solo le persone pericolose”, e lo lascia andare. Non potendo accettare però alcun compromesso col nuovo regime, Hugo va in esilio e abbandona Parigi per Bruxelles, dove la fedele Juliette gli ha trovato rifugio sicuro: non vi farà più ritorno finché al Governo resterà “l’Usurpatore”.

Epilogo: «À monsieur Victor Hugo, en son avenue, a Paris»

Casa museo di Hugo

© myke lyons

Tornerà in piena Terza Repubblica, nel 1870, ormai vecchio, ma sempre battagliero e appassionato di lotte sociali e culturali, finché una congestione cerebrale non lo costringerà, nel 1878, a limitarsi a raccogliere la sterminata produzione non ancora pubblicata per entrare così nella leggenda come “immenso vecchio” (come lo chiamò Flaubert). Muore il 22 maggio 1885, nel suo palazzo di città all’attuale numero 124 dell’Avenue Victor Hugo. La via portava il suo nome già dal 1881, omaggio della Città per il suo 79° compleanno, e per mandargli una lettera bastava scrivere “a Victor Hugo, nella Sua Via, Parigi”.

“Ecco la notte combattere col giorno – disse poco prima di morire – Ora vedo la luce nera…”: la sua tomba si trova al Pantheon, tra Voltaire e Rousseau, Zola e Jean Molin, di nuovo e per sempre sui colli della Rive Gauche, da cui il giovane Victor contemplava Parigi e il brulicare infinito della sua vita, delle sue storie, dei suoi sogni.